Il Premio “Ciao Italia Ici Genève” all’Auberge d’Onex di Valentino Rusconi

Da quasi cinquant’anni, l’Auberge d’Onex rappresenta un punto di riferimento della ristorazione nel Cantone di Ginevra. Nel 2027 ricorreranno cinquant’anni da quando Valentino Rusconi ne ha assunto la direzione.

Con il suo splendido giardino, considerato da molti un angolo di paradiso alle porte di Ginevra, e con una cucina italiana autentica e raffinata, Valentino Rusconi, lombardo di nascita, ha saputo costruire nel tempo una reputazione che va ben oltre i confini svizzeri, attirando anche l’attenzione della critica gastronomica internazionale e di importanti guide specializzate.

In occasione del conferimento del Premio “Ciao Italia Ici Genève”, consegnato dal Presidente dei Lucchesi ginevrini, Menotti Bacci, “La Notizia di Ginevra” ringrazia Valentino Rusconi per aver aperto le porte del suo storico Auberge e per aver condiviso con noi ricordi, riflessioni e insegnamenti maturati in una vita dedicata alla ristorazione.

Nel 1977 ha rilevato l’Auberge d’Onex. Qual è stata la sfida più difficile che ha dovuto affrontare nei primi anni?

Portare l’Auberge a essere riconosciuto come un rinomato ristorante italiano, fino a essere annoverato tra i migliori ristoranti locali. Cinquant’anni fa, infatti, il panorama gastronomico della regione contava ancora pochi ristoranti italiani.

Qual è il segreto per mantenere un ristorante di alto livello e una clientela fedele per quasi cinquant’anni?

Questo riconoscimento è stato possibile grazie alla qualità dei prodotti italiani, accuratamente selezionati e forniti da professionisti di fiducia. Inoltre, l’Auberge ha contribuito a far conoscere e apprezzare specialità allora poco diffuse nella regione, come i fiori di zucca, la rucola e diverse preparazioni a base di funghi porcini.

Quali valori della cucina tradizionale italiana ritiene oggi più importante preservare?

Secondo la mia visione della vita, il valore più importante è il rispetto della tradizione. Una ricetta non dovrebbe essere stravolta, perché ogni piatto porta con sé una storia, una cultura e un’identità che meritano di essere preservate. Per fare un esempio concreto, quando arrivai a Ginevra negli anni Sessanta vidi preparare gli spaghetti alla Carbonara con panna e pancetta, e ancora oggi questa versione viene spesso proposta. Tuttavia, la vera Carbonara appartiene alla tradizione romana e si prepara con ingredienti ben precisi: guanciale, uova e Pecorino Romano. Difendere queste tradizioni significa rispettare il patrimonio gastronomico italiano e trasmetterlo correttamente alle nuove generazioni.

Lei ha sempre difeso un’idea di servizio elegante, attento e personalizzato. Cosa distingue, secondo lei, un vero professionista dell’ospitalità?

Ho sempre difeso anche l’eleganza italiana, non soltanto nella cucina, ma anche nel modo di accogliere gli ospiti. Ritengo che la cura dell’abbigliamento e la professionalità del personale rappresentino una forma di rispetto verso il cliente. Quando ho iniziato questo mestiere, l’eleganza era una componente fondamentale dell’ospitalità e ancora oggi sono convinto che il cliente si senta maggiormente valorizzato quando viene accolto con attenzione, cortesia e professionalità. È un modo di essere che appartiene alla migliore tradizione italiana e che contribuisce a creare un’atmosfera di qualità e rispetto reciproco.


Dopo una vita dedicata alla cucina e all’accoglienza, quale vorrebbe fosse la sua eredità umana e professionale?

Uno degli aspetti più difficili da mantenere nel tempo è la continuità. Conservare elevati standard qualitativi per decenni richiede impegno, sacrificio e costanza. Oggi, purtroppo, le nuove generazioni incontrano spesso difficoltà nell’abbracciare tutte le sfaccettature di questo meraviglioso mestiere, che non si limita alla cucina, ma comprende dedizione, disciplina, spirito di sacrificio e attenzione ai dettagli. La ristorazione è una professione che richiede passione quotidiana e una presenza costante, qualità che non sempre sono facili da trasmettere.

In un’intervista ha affermato: “Forse sono come Dalida: voglio morire sul palcoscenico”. Da dove nasce ancora oggi l’energia e la passione che la spingono ad accogliere ogni giorno i suoi clienti?
La passione è stata la forza che mi ha accompagnato per tutta la vita. È ciò che ancora oggi mi mantiene entusiasta, motivato e desideroso di valorizzare la cucina italiana ai massimi livelli. Nonostante l’età, provo una grande soddisfazione nel vedere i clienti apprezzare il mio lavoro e nel sapere di poter offrire loro un’esperienza autentica. Sono trascorsi oltre sessant’anni dal mio arrivo a Ginevra, ma dentro di me mi sento ancora profondamente italiano. Le mie radici, la mia cultura e i valori che porto con me non sono mai cambiati e rappresentano ancora oggi una parte fondamentale della mia identità.

Se oggi potesse sedersi a tavola con il giovane Valentino arrivato a Ginevra nel 1960, quale consiglio gli darebbe?

Se potessi dare un consiglio al giovane che ero, gli direi di non cambiare nulla del percorso che ha scelto. Rifarei le stesse scelte, affronterei gli stessi sacrifici e percorrerei la stessa strada. Oggi mi sento realizzato e guardo al passato con orgoglio e gratitudine per tutto ciò che ho costruito.

Che significato ha per lei ricevere il Premio “Ciao Italia Ici Genève” e quale messaggio desidera condividere con la comunità italiana di Ginevra?

Questo riconoscimento rappresenta per me un motivo di grande soddisfazione. È un segno di stima da parte della comunità italiana, che dimostra di ricordarsi di coloro che, spesso lontano dai riflettori, lavorano ogni giorno per promuovere e valorizzare l’immagine dell’Italia nel mondo. Ricevere questo apprezzamento significa vedere riconosciuti anni di impegno, sacrifici e dedizione nel portare in alto i valori, la cultura e i colori della nostra bandiera.

Oggi, Valentino Rusconi, alla testa di quasi quattro generazioni mantiene alti livelli di senso di moralità e responsabilità per quello che ha creato.

Carmelo Vaccaro
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Avec l'appui de la Ville de Genève ( Département de la Cohésion Sociale et de la solidarieté)

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