In un contesto internazionale segnato da crescenti tensioni geopolitiche, crisi umanitarie e nuove sfide globali, il ruolo delle organizzazioni multilaterali con sede a Ginevra è più centrale che mai. Dalla tutela dei diritti umani alla gestione delle emergenze umanitarie, fino alle politiche migratorie e sanitarie, la diplomazia italiana è impegnata in prima linea.
Ne parliamo con l’Ambasciatore Luigi Maria Vignali, Rappresentante Permanente d’Italia presso le Organizzazioni Internazionali a Ginevra, per approfondire le priorità dell’Italia, il significato della Presidenza italiana del Consiglio dei Diritti Umani e le prospettive del multilateralismo.
Ginevra è uno dei principali poli del multilateralismo globale.
Quanto è importante oggi il sistema multilaterale in un mondo segnato da conflitti e rivalità strategiche?
Il sistema delle Nazioni Unite resta un pilastro dell’ordine internazionale, perché garantisce dialogo, cooperazione e gestione delle crisi su scala globale: senza le Nazioni Unite la nostra epoca vivrebbe scenari ancor più frammentati e instabili. La sfida non è dunque sostituire l’architettura multilaterale, ma rafforzarla e riformarla affinché diventi più rappresentativa e maggiormente capace di rispondere agli eventi contemporanei. Al tempo stesso, è ormai prioritario puntare su un multilateralismo più pragmatico e realista, in grado di rispondere meglio alle esigenze della società – anche in termini di benessere e coesione sociale.
L’Italia è tornata nel Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite.
Qual è il significato politico e simbolico di questo incarico per il nostro Paese e quali strumenti ritiene possano rafforzarne la credibilità e l’autorevolezza, nel rispetto del principio di universalità dei diritti umani?
L’ingresso dell’Italia nel Consiglio Diritti Umani rappresenta al tempo stesso un riconoscimento e una responsabilità: consolida il profilo internazionale del Paese, ma richiede grande coerenza di visione, tra fattori esterni e politiche nazionali. La sua credibilità dipenderà soprattutto dalla capacità di promuovere un approccio realmente inclusivo e non selettivo ai diritti umani, sostenuto da una diplomazia attiva e da impegni concreti.
Quali saranno le priorità della presenza italiana del Consiglio dei Diritti Umani?
Ci sono temi specifici, come la tutela dei civili nei conflitti, i diritti delle donne o la libertà religiosa, su cui l’Italia ha voluto imprimere un segno particolare?
L’Italia punta a rafforzare il ruolo del Consiglio pur in un contesto globale sempre più polarizzato. Le priorità includono la libertà di religione, la moratoria mondiale sulla pena di morte, i diritti delle persone disabili, la tutela dei minori. Ma il vero valore aggiunto italiano è nel metodo: dobbiamo riuscire a promuovere dialogo, inclusività e difesa dell’universalità dei diritti umani, in modo da rendere il Consiglio sempre più efficace e credibile, grazie a risultati verificabili dall’opinione pubblica italiana e internazionale.
Alla luce delle crisi in corso, quale spazio occupa la prevenzione dei conflitti nell’agenda dei diritti umani? È possibile rafforzare il nesso tra tutela dei diritti fondamentali e sicurezza internazionale?
Anticipare i processi che rischiano di degenerare in conflitti è ormai una dimensione essenziale dell’agenda dei diritti umani, le cui violazioni sistematiche sono spesso all’origine delle crisi stesse. Rafforzare il legame tra diritti e sicurezza non è ovviamente semplice né banale, ma dobbiamo costantemente tener presente questo legame per evitare cortocircuiti, sia investendo in strumenti di monitoraggio precoce, sia sostenendo meccanismi di confronto realmente inclusivi fra tutti gli attori di volta in volta coinvolti. In questo senso, la tutela dei diritti non costituisce solo un obiettivo etico, ma incarna davvero una componente fondamentale della sicurezza internazionale.
In questa fase caratterizzata da tensioni e conflitti, quale valore assume il multilateralismo?
Ritiene che il sistema multilaterale, pur tra difficoltà e criticità, continui a rappresentare uno strumento imprescindibile per la gestione delle sfide globali?
Come ho già detto, in un contesto di crescente polarizzazione conflittuale il multilateralismo resta uno approdo sicuro. In particolare, le Nazioni Unite continuano a offrire un unico quadro universale, in grado di consentire spazi di dialogo, di proporre percorsi di gestione delle crisi, di costruire regole condivise. La sfida non è superare il multilateralismo, ma adattarlo a un mondo che a volte sembra davvero sul punto di… disgregarsi, preservandone la preziosa funzione di stabilizzazione e cooperazione internazionale.
Le trasformazioni tecnologiche, incluse l’intelligenza artificiale e le piattaforme digitali, pongono nuove questioni in materia di diritti fondamentali. Quale ruolo può svolgere l’Italia nel promuovere un approccio etico e rispettoso della dignità umana in tali ambiti?
Le tecnologie emergenti pongono sfide inedite, ma come sempre accade offrono anche importanti opportunità. L’Italia può svolgere un ruolo molto importante nel promuovere un approccio etico e umanocentrico alla c.d. “transizione digitale”, fondato su un impianto di regole chiaro e incentrato su trasparenza e tutela della persona – con particolare attenzione all’impatto dell’intelligenza artificiale su minori e nuove generazioni. In questo ambito, cooperazione multilaterale e dialogo tra Stati, imprese e società civile saranno quindi decisivi – anche grazie a importanti organizzazioni presenti a Ginevra, quali l’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni o l’Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale.
Anche se S.E. è qui da appena tre mesi, come si trova a Ginevra?
È una città che coniuga in modo unico la dimensione internazionale con una elevatissima qualità della vita. Ho peraltro sempre avuto un forte amore per la natura e soprattutto per la montagna, il che rende l’esperienza ginevrina particolarmente significativa anche sul piano personale!
Per ragioni professionali conoscevo poi già da tempo la straordinaria realtà degli italiani in Svizzera e a Ginevra: una comunità eccezionalmente dinamica, che onora il nostro Paese per la sua sorprendente multidimensionalità, pronta ad abbracciare con successo ambiti sia economico-imprenditoriali che culturali. Ritrovare qui questa ricchezza, in un contesto così generoso di stimoli e opportunità, rappresenta sicuramente per me il miglior viatico in vista dei prossimi anni!
La ringrazio, Ambasciatore, per questo confronto così ricco. Continueremo a seguire con attenzione il suo impegno alle Nazioni Unite. Le auguro buon lavoro.
Carmelo Vaccaro











