Una serata sold out alla Maison Internationale des Associations ha riportato in vita la memoria del terremoto del 6 maggio 1976, tra scienza, emozione e testimonianze
Sala esaurita, pubblico attento e commosso, scienza raccontata con le parole di tutti i giorni. La serata organizzata dal Fogolâr Furlan di Ginevra mercoledì 6 maggio 2026 – nel cinquantesimo anniversario esatto del terremoto del Friuli – ha superato ogni aspettativa, trasformando la Salle Sadou della Maison Internationale des Associations in un luogo di memoria collettiva e conoscenza condivisa. Durante l’evento, le ragioni scientifiche del terremoto, spiegate da due geologi dell’Università di Ginevra, si sono intrecciate con testimonianze e ricordi personali di immigrati friulani a Ginevra.
Ad aprire la serata, Agnese Trevisan, presidente del Fogolâr Furlan di Ginevra, che ha accolto il numeroso pubblico – soci e non soci, chi quel terremoto lo ha vissuto e chi lo conosce solo attraverso i racconti dei propri cari – con parole che hanno subito dato il tono della serata: «Molti di noi portano dentro quel ricordo come una cicatrice e, al tempo stesso, come una medaglia di resistenza». Trevisan ha anche ricordato con gratitudine Claudio Zampa, fondatore della Zampa Foundation e friulano doc, che il terremoto lo ha vissuto in prima persona e che ha reso possibile l’evento con il suo sostegno.
La Console Generale d’Italia a Ginevra, Nicoletta Piccirillo, ha portato un saluto istituzionale di grande peso, ricordando che proprio in quella stessa giornata il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si trovava a Gemona del Friuli per le celebrazioni ufficiali del cinquantenario. Il Console ha letto un passaggio del discorso pronunciato da Mattarella alla seduta solenne del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia, collegando idealmente la comunità ginevrina alle celebrazioni in patria. Ha poi ringraziato il Fogolâr per aver organizzato una conferenza di tale spessore culturale e scientifico. La Presidente del Comites di Ginevra, Laura Facini, ha portato i saluti dell’organismo di rappresentanza degli italiani all’estero, condividendo anche la propria esperienza personale e quella della sua famiglia legata a quella tragica notte. Il terremoto, ha sottolineato Facini, è stato anche un grande momento di solidarietà e aiuto tra la popolazione friulana.
Ideata, diretta e orchestrata dal giornalista scientifico Emiliano Feresin – membro del comitato del Fogolâr – la serata si è aperta con un brivido autentico: l’audio originale del terremoto, registrato casualmente da un ragazzo che in quel momento stava incidendo su nastro un disco dei Pink Floyd. Erano le 21:00 del 6 maggio 1976. Quei pochi secondi di rombo sordo e terrore hanno calato la sala in un silenzio denso, prima che la parola passasse ai ricercatori.
Il Prof. Matteo Lupi e il Prof. Massimo Chiaradia, entrambi docenti presso la Facoltà di Scienze dell’Università di Ginevra, rappresentano due discipline complementari che insieme offrono una visione completa dei fenomeni sismici. Lupi, geofisico, studia le dinamiche interne della Terra, i movimenti delle placche tettoniche e i meccanismi che scatenano i terremoti. Chiaradia, geochimico, analizza la composizione chimica delle rocce e dei fluidi terrestri, contribuendo a ricostruire la storia geologica di un territorio e a comprenderne la vulnerabilità. Due sguardi diversi sullo stesso fenomeno, che si sono incontrati sul palco con risultati straordinari.
Entrambi hanno con il Friuli un legame che va oltre la scienza: Lupi è figlio di una mamma friulana, Chiaradia è friulano egli stesso e quella notte del 1976 la ricorda bene. Forse anche per questo hanno saputo fare qualcosa di raro: rendere accessibile la complessità. Grafici tecnici, metafore azzeccate e dati sismologici sono diventati racconto, e le domande fondamentali – perché accadono i terremoti, come si misurano, cosa possiamo fare per prevederli – hanno trovato risposte chiare, mai banali. Il terremoto in Friuli, hanno raccontato i ricercatori, è stato causato dal movimento della placca adriatica verso le Alpi, che è continuo e potrebbe portare altri sismi. Ma il messaggio conclusivo è che dal terremoto ci possiamo difendere: con la presa di coscienza dei rischi e con costruzioni antisismiche. La scienza, alla serata del Fogolâr ginevrino, ha portato con sé conoscenze ed emozioni, senza mai annoiare il pubblico.
La seconda parte della serata ha dato spazio alla tavola rotonda, con voci e storie diverse che si sono intrecciate con naturalezza. Lo stesso Prof. Chiaradia ha raccontato la propria esperienza diretta del sisma. Alessandra Fontana, socia del Fogolâr, ha sottolineato come, a tre anni, il terremoto sia il suo «primo ricordo». Il Luogotenente dei Carabinieri Giacomo Salemma, Presidente dell’Associazione Nazionale Carabinieri Ginevra-ONU, ha condiviso la storia di suo padre, carabiniere partito immediatamente per il Friuli a portare soccorso – un gesto che ha segnato la sua vocazione. Ha anche offerto una riflessione lucida sul risk management, che deve sempre mantenere le persone al centro, e su come l’intervento dei soccorritori in Friuli sia servito come modello per la nascita della Protezione Civile.
A chiudere la serata, un aperitivo di specialità e vini friulani preparato con cura dal comitato del Fogolâr: perché senza di loro, nulla di tutto questo sarebbe stato possibile.
L’evento rientra in un calendario di quattro appuntamenti culturali sostenuti dalla Zampa Foundation per il 2026 in occasione del 50mo anniversario del terremoto in Friuli. Il prossimo è già fissato: giovedì 4 giugno, stesso luogo, stessa ora, con la presentazione del libro appena uscito “La faglia dentro. Quel che resta del 6 maggio 1976” di Walter Tomada. Da non perdere.
Per “La Notizia di Ginevra
Agnese Trevisan











