lunedì, Febbraio 23, 2026

Referendum sulla giustizia: il Dott. Dinapoli e l’Avv. Starace a confronto

Si fa sempre più acceso il dibattito tra il SÌ e il NO in vista del referendum sulla riforma della giustizia, in programma il 22 e 23 marzo. Il confronto ha assunto toni tali da richiedere anche l’intervento del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha richiamato tutti al rispetto per il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM).

La redazione del mensile La Notizia di Ginevra, per offrire ai propri lettori e alle proprie lettrici un’informazione il più possibile completa ed equilibrata, ha intervistato un Magistrato e un Avvocato, mettendo a confronto le loro posizioni attraverso le stesse domande, così da evidenziare in modo chiaro le diverse argomentazioni.

Per il NO interviene il Dott. Marco Dinapoli, magistrato a riposo, che nel corso della sua carriera è transitato per sei volte dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa. Tra gli incarichi ricoperti: Coordinatore della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, Consigliere della Corte d’Appello di Lecce e Procuratore della Repubblica di Brindisi.

Per il SÌ interviene l’Avv. Guglielmo Starace, penalista del Foro di Bari dal 1993, Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Bari ed ex Presidente della Camera Penale di Bari.

Cosa mi potete dire Sulla procedura seguita?

Dott. Dinapoli NO: Il disegno di legge è stato interamente predisposto dal Governo e sottoposto al Parlamento con un testo “blindato”: nessun emendamento in sede parlamentare, nessun contributo della minoranza. Il potere legislativo è stato sostanzialmente esercitato dal Governo e non dal Parlamento, in violazione dell’art. 70 della Costituzione. Per le riforme costituzionali, le logiche di mero schieramento dovrebbero fare un passo indietro.

Avv. Starace SÌ: La procedura seguita è quella della riforma costituzionale, prevista dall’articolo 138 della Costituzione, che richiede due votazioni successive da parte di Camera e Senato a distanza di almeno tre mesi, a seguito delle quali, se non si raggiunge la maggioranza dei due terzi, occorre l’approvazione tramite referendum popolare confermativo.

La riforma renderà più efficiente la giustizia?

Dott. Dinapoli NO: la riforma non rende più efficiente la Giustizia: nessun aumento del personale, nessun miglioramento delle strutture e dei servizi offerti ai cittadini, nessuna riduzione dei tempi del processo.

Avv. Starace SÌ: La riforma della magistratura renderà la giustizia più giusta in quanto, collocandosi nel solco delle democrazie liberali e costituzionali, mira a rafforzare la distinzione dei ruoli e l’equilibrio tra i poteri dello Stato, senza incidere sulle prerogative del Parlamento e senza determinare alcuna prevaricazione di un potere sugli altri.

Per alcuni questa riforma sembra una trappola, a cosa si potrebbero riferire?

Dott. Dinapoli NO: Per diversi importanti aspetti la riforma è una scatola vuota, che sarà riempita di contenuto dalle successive leggi ordinarie di attuazione (per la cui approvazione sarà sufficiente la maggioranza semplice), ma sulle quali non vi è stata alcuna anticipazione. Non si sa in particolare, per esempio sulla separazione delle carriere, quale sarà l’ordinamento interno dei pubblici ministeri e dei giudici, diffuso o verticistico?

Sulla designazione dei componenti dei due Consigli Superiori della Magistratura (invece dell’unico attuale) si sa solo che non verranno più eletti, ma sorteggiati. Per i componenti di nomina parlamentare (c.d. “laici) il sorteggio sarà limitato agli esperti inseriti in una lista formata dal Parlamento in seduta comune.

Si tratta quindi di un sorteggio “limitato” Non si sa però di quanti esperti sarà composto l’elenco né, soprattutto, quale sarà la maggioranza richiesta per la loro designazione (attualmente è prevista l’alta percentuale dei 3/5 del Parlamento, il che impedisce che la maggioranza di turno li designi tutti). Per i componenti “togati” invece il sorteggio sarà “secco” ma non si sa altro.

Avv. Starace SÌ: Credo che chi pensi ad una trappola abbia il timore che i poteri esecutivo e legislativo possano prevalere sul potere giudiziario, ma a mio parere è un timore infondato perché le proporzioni delle componenti laiche (ossia provenienti dall’ambito politico) e delle componenti togate (ossia provenienti dalla magistratura) del Consiglio Superiore della Magistratura (e dell’Alta Corte di disciplina) restano le medesime, con prevalenza dei due terzi su un terzo.

Nella materia disciplinare cosa cambia rispetto alla legge in vigore?

Dott. Dinapoli NO: Non sarà più di competenza del CSM ma della Alta Corte di disciplina, organo di nuova istituzione. Non si sa come si svolgerà il procedimento disciplinare, con quale percentuale di componenti laici e togati saranno formati i singoli collegi che decideranno, quali saranno gli illeciti disciplinari punibili e quali le sanzioni applicabili. Lascia perplessi infine il fatto che le decisioni saranno ricorribili soltanto alla stessa Corte, anche se in diversa composizione personale, e non ad un giudice esterno: la Corte giudicherà sé stessa.

Avv. Starace SÌ: Per migliorare il livello di libertà e indipendenza della Magistratura, si propone l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare, cui viene attribuita la giurisdizione disciplinare nei confronti dei magistrati ordinari, requirenti e giudicanti.
L’Alta Corte è composta da quindici giudici, tre dei quali nominati dal Presidente della Repubblica tra professori ordinari di Università in materie giuridiche e avvocati con almeno venti anni di esercizio e tre estratti a sorte da un elenco di soggetti in possesso dei medesimi requisiti, che il Parlamento in seduta comune, entro sei mesi dall’insediamento, compila mediante elezione, nonché da sei magistrati giudicanti e tre requirenti, estratti a sorte tra gli appartenenti alle rispettive categorie con almeno venti anni di esercizio delle funzioni giudiziarie e che svolgano o abbiano svolto funzioni di legittimità.
L’avere esercitato le funzioni giudiziarie per almeno venti anni, unitamente al fatto di svolgere o avere svolto funzioni di legittimità, costituisce garanzia dell’alto profilo dei giudici disciplinari e della loro capacità ed esperienza.
Il sorteggio dei componenti dell’Alta Corte risponde alla esigenza di sottrarre il giudice al rapporto di rappresentanza con chi è giudicato.

Quali sono i pericoli principali della Riforma?

Dott. Dinapoli NO: La separazione delle carriere presenta il fondato pericolo che il pubblico ministero si trasformi da organo di giustizia, quale è attualmente, ad organo solo dell’accusa, perdendo la cultura della ricerca della verità nel rispetto dei diritti individuali.

Il sorteggio determinerà la perdita di rappresentatività ed autorevolezza di entrambi i CSM. C’è il rischio poi che la maggioranza parlamentare si assicuri tutti i seggi riservati ai laici. Infine, non eliminerà le “correnti” della Magistratura. Il rimedio proposto è peggiore del male che si dice di voler contrastare.

L’alta corte disciplinare è un giudice speciale, istituito in violazione dell’articolo 102 comma 2 della Costituzione. La sua istituzione rende concreto il pericolo che l’intero sistema disciplinare venga usato per normalizzare la magistratura, nel senso di renderla docile ed obbediente alle aspettative del Governo di turno.

Avv. Starace SÌ: Il pericolo principale della riforma è, a mio parere, rappresentato dal fatto che i cittadini, spaventati, dai tanti messaggi fuorvianti che stanno caratterizzando questa campagna elettorale, vengano indotti a non andare a votare oppure a votare no per mantenere lo status quo ante. Quindi l’unico pericolo della riforma è che non sia approvata dai cittadini.

C’è pericolo di modifica degli equilibri costituzionali?

Dott. Dinapoli NO: si avverte il pericolo che venga attenuata l’indipendenza della Magistratura: non basta infatti che sia declamata in via di principio, ma occorre anche che venga effettivamente realizzata, altrimenti c’è il rischio del rafforzamento del potere esecutivo rispetto agli altri poteri dello Stato. Non appare casuale, in questa ottica, che insieme a questa riforma, venga preannunziata una riforma costituzionale istitutiva del “premierato” che sembra ridurre notevolmente anche i poteri attualmente attribuiti al Presidente della Repubblica.

Avv. Starace SÌ: La separazione delle carriere tra Magistratura requirente e Magistratura giudicante, coerente con un sistema che tutela l’indipendenza del giudice e l’imparzialità della decisione senza comprimere le garanzie del Pubblico Ministero, rafforza l’indipendenza del giudice perché lo rende pienamente libero, non più solo dall’esterno come oggi, ma anche dall’interno, sottraendo la sua progressione professionale a possibili interferenze derivanti dalla valutazione di magistrati appartenenti a funzioni diverse.

Ne derivano un aumento della credibilità, della qualità e dell’autorevolezza della decisione giudiziaria, con un conseguente rafforzamento della fiducia dei cittadini nella giurisdizione.

La riforma afferma espressamente che i magistrati della carriera requirente godono della stessa autonomia e indipendenza riconosciuta ai magistrati della carriera giudicante, lasciando immutato l’articolo 69 dell’ordinamento giudiziario, che disciplina i rapporti tra il Ministro della giustizia e il Pubblico Ministero.

Pertanto la Magistratura resta pienamente autonoma e indipendente da ogni altro potere dello Stato e resta sottoposta esclusivamente alla Costituzione e alla legge, senza alcun limite per le sue scelte.

Le leggi attuative dovranno conformarsi ai principi fissati dalla riforma costituzionale e resteranno soggette al controllo di legittimità della Corte costituzionale. Questo assetto rappresenta la più solida garanzia di equilibrio istituzionale e di rispetto delle prerogative parlamentari.

Carmelo Vaccaro

Avec l'appui de la Ville de Genève ( Département de la Cohésion Sociale et de la solidarieté)

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