La comunità italiana di Ginevra è una delle più radicate e dinamiche della Svizzera. Nel corso degli anni, accanto alle storie di lavoro e di integrazione, si è sviluppata una fitta rete di associazioni che hanno avuto un ruolo fondamentale nel mantenere vivi i legami culturali, sociali e regionali tra gli italiani emigrati.
Tra le figure che hanno contribuito in modo significativo a questa vita associativa c’è Giovanni Paggi, da molti anni punto di riferimento per una parte importante della comunità italiana nella città. Il suo impegno si è espresso nei diversi mandati nel Com.It.Es. di Ginevra e, soprattutto, nell’ambito delle associazioni dei marchigiani in Svizzera, dove ha svolto un ruolo di coordinamento e di rappresentanza, favorendo il dialogo tra le diverse realtà associative e i rapporti con le istituzioni.
Attraverso la sua esperienza è possibile raccontare non solo un percorso personale, ma anche una parte della storia recente dell’emigrazione italiana a Ginevra: il ruolo delle associazioni, le trasformazioni della comunità nel tempo e le sfide che oggi si pongono alle nuove generazioni.
In questa intervista ripercorriamo la sua autorevole visione della comunità italiana a Ginevra, tra memoria dell’emigrazione e prospettive per il futuro.
Quando è arrivato a Ginevra, che tipo di comunità italiana ha trovato? In cosa è cambiata nel corso degli anni?
Arrivai a Ginevra nel 1959 e solamente diversi anni dopo mi resi conto dell’esistenza di numerose associazioni italiane nel Cantone e in Svizzera. Dopo avere attutito l’inevitabile nostalgia dell’emigrato per il suo paese e la sua famiglia, trovai lavoro, fondai una famiglia e appresi la lingua francese.
L’associazionismo italiano a Ginevra era molto strutturato, numeroso, molto attivo e contava numerosi soci. Questi sodalizi avevano una relazione diretta con Regioni, Comuni e altre associazioni operanti in Italia. Quasi tutte le Regioni avevano e hanno ancora una Legge molto articolata che prevede la tutela delle associazioni italiane operanti all’estero: la promozione di diverse attività in Italia e fuori, che vanno dalla promozione della Regione, a regolari conferenze, per tutelare i diritti dei loro corregionali in Italia e all’estero.
Oggi molte di queste associazioni non esistono più e con esse le prestazioni che ottenevano a beneficio dei loro aderenti. Con il tempo che passa altre si sono costituite diventando multiculturali con attività molto diverse.
Nel passato le associazioni erano spesso un punto di riferimento sociale molto forte per gli emigrati. Che funzione hanno oggi secondo lei?
Le associazioni erano e restano un riferimento essenziale per gli italiani di Ginevra, per la tutela dei loro diritti sul lavoro, la scuola, il tempo libero e la famiglia nei confronti delle Leggi locali e italiane.
Oggi le nuove generazioni di italiani all’estero vivono una realtà diversa rispetto a quella dell’emigrazione tradizionale. Che futuro vede per l’associazionismo italiano in Svizzera e nel Mondo?
Le generazioni di italiani nati in Svizzera e quelle di nuovi arrivati, sono molto diverse da quelle dei loro genitori. Allora dal Nord al Sud in un’Italia disastrata emigravano persone con un bagaglio culturale limitato o completamente assente, che esercitavano in Svizzera, all’inizio, lavori manuali, spesso stagionali in condizioni di vita precarie.
Oggi queste nuove generazioni e di nuovi emigrati, le condizioni che trovano e si costituiscono in Svizzera, sono totalmente diverse: sono acculturati, dispongono di diplomi e occupano impieghi di rilievo e dirigenziali.
In Svizzera l’associazionismo italiano è multiculturale, dovrà e deve, come è il caso oggi per la SAIG, offrire una varietà di iniziative e collaborare con le autorità locali e italiane per rispondere ai bisogni dei suoi aderenti.
Questo discorso vale anche per le associazioni italiane sparse per il mondo, in particolare in America Latina e Canada che conosco bene per averle visitate a più riprese.
Negli anni dell’emigrazione più intensa, le associazioni italiane svolgevano spesso anche un ruolo sociale e di sostegno concreto agli emigrati. Che tipo di realtà ha conosciuto lei in quegli anni?
Personalmente ho conosciuto una realtà di vita molto diversa da oggi per gli emigrati italiani e il ruolo delle associazioni era indispensabile per molti di loro.
Sono stato impegnato nella realtà associativa di allora per molti anni: in Svizzera, in Europa e nel Mondo, in qualità di vicepresidente della Consulta della mia Regione per una legislazione, diversi mandati come presidente del COMITES di Ginevra e operatore sociale per una associazione italiana in Svizzera.
Guardando al passato, quali valori o tradizioni della comunità italiana di Ginevra pensa sia importante trasmettere alle nuove generazioni?
Valori e tradizioni da trasmettere alla comunità italiana di Ginevra sono primordiali se si vuole mantenere questi valori acquisiti sin dalla nascita, a prescindere dal fatto che i cittadini italiani delle nuove generazioni sono quasi tutti doppi nazionali. Tali valori sono quelli del rispetto dei propri genitori, del bagaglio culturale proprio del paese di origine e rispetto dei valori del paese di accoglienza.
Se dovesse lasciare un messaggio ai giovani italiani che vivono oggi a Ginevra, quale sarebbe?
Il messaggio che intendo trasmettere ai giovani italiani di Ginevra è quello di essere fieri di esserlo e anche quello di avere acquisito la doppia cittadinanza, di rispettare la propria famiglia e le Leggi in vigore.
Li invito con forza a adoperarsi in associazioni democratiche per la tutela di tutti i cittadini mettendo in ordine di importanza la propria famiglia per una duratura intesa tra i loro componenti.
Questo piacevole incontro si chiude con uno sguardo rivolto al futuro. Dalle parole di Giovanni Paggi, che ringraziamo sentitamente, emerge la consapevolezza delle sfide ancora aperte, ma anche la volontà di affrontarle con determinazione e visione. Un percorso fatto di esperienza, impegno e prospettive che continuerà a svilupparsi nei prossimi mesi.












