È stata l’ora del silenzio. Dopo giorni carichi di dolore, polemiche, interrogativi e parole spesso affrettate, ieri a Martigny il tempo si è fermato. La cerimonia di commemorazione della tragedia di Capodanno che ha sconvolto Crans-Montana ha rappresentato un momento necessario e profondo di raccoglimento, rispetto e memoria.
Centinaia di persone sono accorse per rendere omaggio alle vittime, riempiendo lo spazio della cerimonia in un clima di profonda compostezza. Un momento di cordoglio nazionale, scandito da un minuto di silenzio rispettato come segno di lutto nazionale per queste giovani vittime, ha unito istituzioni e cittadini in un abbraccio collettivo, nel quale il dolore privato è diventato memoria condivisa.
Alla presenza del Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella e del Presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron, le istituzioni e i cittadini si sono stretti attorno alle famiglie delle vittime. Un momento solenne, sobrio e intenso, nel quale il silenzio ha avuto più forza di qualsiasi dichiarazione. Ieri non era il giorno delle accuse né delle ricostruzioni: era il giorno per ricordare le vittime, per restituire loro dignità e per condividere un dolore che ha colpito un’intera comunità.
Nel corso della commemorazione è intervenuto anche Mathias Reynard, che ha pronunciato delle scuse ufficiali, riconoscendo la gravità di quanto accaduto. Parole che non possono cancellare la tragedia né colmare il vuoto lasciato dalle vittime, ma che rappresentano un gesto di rispetto dovuto alle famiglie e alla collettività profondamente segnata da questo evento. Un atto istituzionale che ha sottolineato la necessità di assumersi fino in fondo il peso morale di quanto successo.
La comunità italiana in Vallese, forte e numerosa, ha partecipato con profonda commozione a questo momento di raccoglimento. Una presenza che non è soltanto quantitativa, ma radicata nella storia e nell’identità del cantone. A Martigny alla commemorazione erano presenti anche le istituzioni all’estero e con ambasciatore e console generale anche il presidente del Comites Vaud-Vallese, Michele Scala, e il Consigliere del CGIE di Ginevra, Carmelo Vaccaro, a testimonianza della vicinanza della comunità italiana alle famiglie colpite e all’intero territorio vallesano.
Non è un caso se l’italianità in Vallese è oggi ufficialmente riconosciuta come patrimonio culturale immateriale:
« L’Italianité en Valais est reconnue comme un patrimoine culturel immatériel, célébrant l’apport essentiel de l’immigration italienne à la vie économique, sociale et culturelle du canton, notamment dans la construction et les traditions ».
Un riconoscimento che racconta una storia di lavoro, sacrifici, integrazione e contributo essenziale allo sviluppo del cantone, e che rende questo lutto ancora più condiviso e sentito.
Il momento delle inchieste arriverà, ed è giusto che arrivi. Facciamo nostre le parole dell’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, che fin dall’inizio si è dichiarato vicino alle vittime e alle loro famiglie, coordinando anche le operazioni con le autorità per il recupero e la gestione dei feriti e delle salme. Cornado ha più volte ribadito l’esigenza di fare piena chiarezza sui fatti, sottolineando che questa tragedia, definita “assurda e evitabile”, richiede un’esatta attribuzione delle responsabilità e una rigorosa verifica delle norme di sicurezza e controllo coinvolte. Sarà il tempo dell’accertamento delle responsabilità, delle verifiche e delle risposte che le famiglie attendono.
Ma ieri, prima di ogni altra cosa, è stata l’ora del silenzio. Un silenzio carico di rispetto, umanità e responsabilità. Un silenzio che unisce Crans-Montana, il Vallese e la comunità italiana in Svizzera nel ricordo delle vittime e nella promessa di non dimenticare.
Dario Natale
Vice-presidente Comites Ginevra
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