Giuseppe Laner, il Premio “Ciao Italia ici Genève” per il Ristorante La Ferme

Ci sono storie che iniziano con un viaggio. Quella di Giuseppe Laner parte dalla Sicilia, terra di profumi intensi e tradizioni antiche, e approda a Mont-Pèlerin nel Canton Vodese. Lì tutto è cominciato arrivando, con il tempo, poi a gestire il ristorante “La Ferme” nel comune di Onex.

Nel cuore di un territorio multiculturale e dinamico, la sua cucina racconta un’identità precisa: quella di un ristoratore che ha scelto di portare con sé non solo ricette, ma un modo di intendere l’ospitalità fatto di attenzione, calore umano e rispetto per la tradizione. Tra sapori mediterranei e sensibilità internazionale, Giuseppe Laner ha costruito nel tempo un punto di riferimento per una clientela eterogenea, capace di apprezzare autenticità e qualità. Il Premio è stato consegnato dal Coordinatore della SAIG, Carmelo Vaccaro.

In questa intervista ci racconta il suo percorso, le sfide affrontate lontano dalla sua terra d’origine e la visione che continua a guidare il suo lavoro quotidiano, tra radici siciliane e prospettive europee.

Sig. Laner, dalla Sicilia a Ginevra: qual è stato il percorso che l’ha portata fin qui?

Lo strappo dalla propria terra natia non è mai qualcosa di facile o scontato. È una scelta che porta con sé emozioni contrastanti: da un lato la speranza, dall’altro la nostalgia.

Arrivato giovane in un territorio accogliente, mi sono sentito subito a mio agio. Nonostante le difficoltà iniziali – che mi hanno portato a svolgere diverse mansioni nel corso di tutti questi anni-, la voglia di fare e di crescere mi hanno spinto a dare il meglio di me, cercando di esprimere al massimo la mia passione per la ristorazione. Ogni mio passo è diventato un modo per raccontare chi sono e da dove vengo.

Che differenza vede tra la percezione della cucina italiana in Svizzera e in Italia?

La differenza principale sta soprattutto nel valore che le viene attribuito. In Italia, la cucina è parte integrante della cultura e della quotidianità: è tradizione, identità, memoria familiare. Ogni piatto ha una storia, e richiede un rispetto quasi “sacro” per le materie prime e le ricette.

In Svizzera, invece, la cucina italiana è molto amata e apprezzata, ma spesso viene percepita più come un’esperienza di piacere o di qualità, piuttosto che come un elemento identitario profondo. È sinonimo di convivialità, gusto e stile di vita, ma a volte può essere semplificata o adattata ai gusti locali, perdendo qualche sfumatura della sua autenticità.

Ha avuto e ha tuttora diversi commerci nella ristorazione oltre a “La Ferme”, il sistema svizzero è spesso percepito come efficiente ma rigoroso: come ha vissuto l’impatto con burocrazia e normative?

Il sistema svizzero, è sicuramente impegnativo. È un sistema molto efficiente, ma anche estremamente rigoroso: le regole sono precise, i controlli puntuali e non c’è molto spazio per l’improvvisazione.

Questo rigore, infatti, garantisce qualità, trasparenza e sicurezza, sia per chi lavora sia per i clienti.
Ogni esperienza mi ha fatto crescere molto dal punto di vista professionale: mi ha insegnato a essere più preciso e più consapevole nella gestione delle mie attività.

La cucina italiana è molto presente in Svizzera. La concorrenza è uno stimolo o una pressione?

La forte presenza della cucina italiana in Svizzera rappresenta sicuramente entrambe le cose: da un lato è uno stimolo, dall’altro può essere anche una pressione. La concorrenza è alta, ma questo ti spinge a migliorarti continuamente, a non adagiarti mai e a curare ogni dettaglio, dalla qualità dei prodotti al servizio, fino all’esperienza complessiva del cliente.

Allo stesso tempo, è inevitabile sentire una certa pressione, perché il livello è molto elevato e le aspettative dei clienti sono sempre più alte. Tuttavia, credo che questa competitività sia positiva: ti obbliga a distinguerti e trovare una tua identità.

Oggi quali sono le sfide più urgenti per la ristorazione a Ginevra?

Oggi la ristorazione a Ginevra affronta diverse sfide importanti. La principale è legata agli alti costi di gestione, tra affitti, materie prime e personale, che rendono più difficile mantenere margini sostenibili.

Un’altra difficoltà riguarda il personale qualificato, sempre più difficile da trovare e trattenere.
Infine, le normative rigorose e la crescente attenzione alla sostenibilità richiedono un impegno costante. In questo contesto, la vera sfida è mantenere alta la qualità restando competitivi.

Cosa significa per lei rappresentare l’Italia attraverso la sua variegata cucina?

Rappresentare l’Italia attraverso la sua cucina significa portare un patrimonio culturale: fatto di tradizioni, territori e storie diverse. La cucina italiana è variegata proprio perché ogni regione ha una propria identità, e raccontarla all’estero è una grande responsabilità. È un lavoro che richiede passione e coerenza, perché rappresentare l’Italia vuol dire restare fedeli alle proprie radici, pur sapendosi adattare a un contesto internazionale.

La domanda tipica per tutti i ristoratori che hanno ricevuto questo premio: Cosa pensi di questo premio e come lo accogli?

È un grande onore e motivo di orgoglio. Lo accolgo con gratitudine, come un riconoscimento del lavoro fatto finora, ma anche come uno stimolo a continuare a migliorare e a dare sempre il massimo.

Per “La Notizia di Ginevra”,
Paola Saija

Avec l'appui de la Ville de Genève ( Département de la Cohésion Sociale et de la solidarieté)

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