mercoledì, Gennaio 21, 2026

Cittadinanza: Intervista all’On. Toni Ricciardi sulle nuove regole dal 2026

Miglioramenti per i figli di genitori nati in Italia nella legge di bilancio 2026
La legge di bilancio 2026 ha introdotto nuove disposizioni riguardanti la cittadinanza italiana. A partire dal 1° gennaio 2026, i genitori, di cui almeno uno è cittadino italiano per nascita, possono presentare la dichiarazione di volontà per l’acquisto della cittadinanza del figlio entro tre anni dalla nascita, anziché entro un anno, come previsto dall’articolo 1, comma 1-ter del decreto-legge n. 36/2025.

Per comprendere i dettagli di questa normativa, che mira a contrastare l’abuso del passaporto facile ma ha tolto i diritti di alcune fasce di italiani che possono trasmettere la cittadinanza, abbiamo intervistato l’On. Toni Ricciardi (PD), parlamentare eletto nella Circoscrizione Europa e vicecapogruppo alla Camera, per chiarire le nuove regole del 2026.

On. Ricciardi, nel mondo, ma soprattutto in Europa, la comunità italiana è molto arrabbiata per la legge n. 74 del 23 maggio 2025. Sappiamo che il PD, capofila dell’opposizione, è molto attento a questo tema. Per fare un po’ di chiarezza: quali sono le principali novità introdotte dalla legge di bilancio 2026 riguardo alla cittadinanza?

La novità più rilevante è l’allungamento dei tempi per richiedere la cittadinanza. Per tutti i bambini e le bambine nate dopo il 28 marzo 2025, i genitori avranno infatti tre anni invece di uno solo per esprimere la propria volontà, a patto che almeno uno dei due sia cittadino italiano per nascita. La procedura è diventata anche gratuita, quindi non bisognerà più pagare il vecchio contributo di 250 euro. Si tratta sicuramente di un passo avanti tecnico molto importante, ma non è ancora la svolta che aspettavamo. Il problema di fondo resta la difficoltà nel trasmettere la cittadinanza per tantissime famiglie italiane residenti all’estero. Questo limite penalizza ingiustamente chi ha legami reali e profondi con l’Italia e non ha nulla a che fare con il fenomeno dei “passaporti facili”.

Possono i figli maggiorenni, da genitori nati italiani, ma doppi nazionali, beneficiare degli articoli previsti per beneficio di legge?

Le disposizioni introdotte dalla legge di bilancio si applicano esclusivamente ai minori, ripeto, nati dopo il 28 marzo 2025, per i quali la dichiarazione di volontà deve essere presentata entro i nuovi termini previsti, ossia entro tre anni dalla nascita. Chi ha un figlio nato prima, e per una ragione o l’altra non l’ha registrato ed è doppio cittadino, non usufruirà di questa norma.

Le buone notizie sono che il termine di presentazione delle domande è stato posticipato a 3 anni al posto del 31 maggio 2026 e che non si pagano più i 250 euro ogni domanda, cosa che ho sempre ritenuto vergognoso. Ci sono altri miglioramenti nella legge di bilancio 2026 in proposito?

Come ho sottolineato in precedenza, si tratta di correttivi necessari. Per esempio, quella tassa era una vera e propria barriera che penalizzava le famiglie. Parliamo, tuttavia, di interventi parziali che non compensano gli effetti negativi della riforma del 2025. Non dobbiamo quindi farci illusioni, perché i miglioramenti finiscono qui. Non è stato risolto il problema dei limiti alla trasmissione automatica della cittadinanza, né quello dell’esclusione di moltissimi discendenti italiani. Per noi che viviamo in Svizzera e abbiamo la doppia cittadinanza, i problemi sono tutt’altro che risolti. La verità è che al Governo Meloni manca ancora una visione chiara di ciò che le comunità italiane all’estero rappresentano realmente.

Cosa cambia il fatto che le domande vengono trattate a Roma e non dalla rete diplomatico-consolare?

Il progetto di accentrare tutto a Roma nasce per velocizzare le procedure, ma il rischio è l’effetto opposto. La rete diplomatico-consolare conosce i territori, le comunità e le specificità locali. Centralizzare tutto significa allontanare il servizio dai cittadini, sovraccaricare uffici già in difficoltà e soprattutto indebolire quella funzione di mediazione e assistenza che i consolati svolgono quotidianamente. Senza investimenti seri in personale e digitalizzazione, il rischio è di allungare ulteriormente i tempi e aumentare la distanza tra le istituzioni e i connazionali residenti all’estero. Le aggiungo, però, che grazie ad un mio emendamento, l’entrata in vigore della gestione centralizzata non avverrà prima del 2028. Rimangono le follie normative dell’invio esclusivamente cartaceo delle domande e non è stato ancora sventato il rischio di privatizzazione del servizio.

Negli ultimi anni si percepiscono segnali di abbandono da parte dei governi in merito agli italiani iscritti all’AIRE, potrebbe aiutare a capire i progressi o i regressi nelle politiche migratorie?

I nostri connazionali iscritti all’AIRE hanno ragione. Non è solo una percezione, ma una verità frutto di anni di burocrazia asfissiante e tempi di attesa infiniti. Il vero problema è culturale: la politica spesso non vede il valore strategico delle nostre comunità all’estero, trattandole come un fastidio amministrativo anziché come una risorsa. Gli italiani nel mondo non sono cittadini di serie B che chiedono solo passaporti, ma sono il nostro miglior biglietto da visita, sostengono l’economia e il prestigio dell’Italia ovunque.

Dobbiamo smetterla con la politica dei piccoli aggiustamenti emergenziali. Serve invece una visione organica, che garantisca diritti certi e un rapporto costante di ascolto e confronto. È su questo terreno che si misura la credibilità delle istituzioni e la capacità di ricostruire un legame di fiducia con milioni di connazionali che giustamente continuano a sentirsi parte della comunità nazionale.

Carmelo Vaccaro
Foto @italoblogger

Avec l'appui de la Ville de Genève ( Département de la Cohésion Sociale et de la solidarieté)

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