sabato, Gennaio 24, 2026

Antonino Scaglione, un personaggio da conoscere a Ginevra

Architetto di origini siciliane, Antonino Scaglione arriva a Ginevra nel 2014 dopo aver maturato diverse esperienze professionali in Italia e all’estero. La scelta di trasferirsi in Svizzera nasce dal desiderio di sviluppare nuovi progetti e ampliare il proprio orizzonte professionale. La Notizia di Ginevra lo ha incontrato per approfondire il suo percorso e la sua visione dell’architettura contemporanea.

Ci racconta cosa l’ha portata a scegliere la professione di architetto?

La mia scelta dell’architettura nasce molto presto, quasi in modo naturale. Sono sempre stato attratto dal disegno, dalla costruzione e soprattutto dai luoghi e dal modo in cui le persone li abitano e li trasformano nel tempo. Essendo figlio di un imprenditore, ho vissuto fin da giovane a stretto contatto con cantieri, disegni e lavori in corso, esperienze che hanno segnato profondamente il mio percorso.

Da bambino amavo visitare i siti archeologici di epoca romana e greca: restavo affascinato dalla forza di quei luoghi, dalla loro bellezza senza tempo, dai volumi architettonici e dai mosaici, capaci di raccontare la maestria delle civiltà del passato. Con il tempo ho compreso che l’architettura non è solo una questione di forma o di estetica. L’architetto ha una responsabilità importante: dare forma al quotidiano e incidere sulla qualità della vita e sulle relazioni sociali. È questo equilibrio tra creatività, tecnica e dimensione umana che mi ha spinto a intraprendere questa professione.

Quali sono le esperienze professionali più significative prima di arrivare a Ginevra?

Prima di trasferirmi in Svizzera ho avuto la fortuna di lavorare in contesti molto diversi, in Italia e all’estero, confrontandomi con realtà progettuali eterogenee. Ho seguito progetti dalla fase di concezione architettonica al dettaglio costruttivo, fino alla realizzazione.

Tra le esperienze più formative ricordo i progetti realizzati all’interno dell’impresa di famiglia in Sicilia e in Puglia, a Cisternino. Ho poi lavorato su progetti di cliniche in Sud America e su scuole sostenibili per l’Università EAFIT in Colombia. A New York, insieme a un gruppo di architetti di diverse nazionalità, ho partecipato a concorsi urbani, tra cui la ricostruzione di Coney Island dopo l’uragano Sandy e interventi di riqualificazione urbana nello Utah. Queste esperienze mi hanno insegnato flessibilità, rigore e apertura al confronto, qualità fondamentali in un contesto internazionale.

Quali sono i principali progetti a cui ha lavorato o sta lavorando a Ginevra?

Una volta arrivato in Svizzera ho avuto l’occasione di lavorare presso uno degli studi più importanti della città, realizzando progetti di rilievo come la casa dell’artista Thomas Huber sul Lago Maggiore e la nuova sede del Comune di Thônex.

Oggi, a Ginevra, insieme a mio fratello Gianluca, ci occupiamo principalmente di progetti residenziali e di ristrutturazione, spesso inseriti in contesti complessi dal punto di vista normativo e urbano. Lavorare in Svizzera significa confrontarsi quotidianamente con standard molto elevati di qualità costruttiva, sostenibilità e precisione esecutiva, una sfida impegnativa ma estremamente stimolante.

Attualmente seguiamo progetti che spaziano dalla residenza del Console d’Inghilterra a residenze private a Ginevra e nei comuni di Chéserex e Nyon, oltre a interventi di ristrutturazione di immobili, ristoranti, appartamenti e uffici. Parallelamente, in occasione di Art Genève, ho curato il progetto di installazione artistica per la Fondazione Bochsler, che ha presentato l’opera NFT dell’artista Refik Anadol Machine Hallucination – Space Chapter II – Mars.

C’è un progetto ideale che sogna di realizzare?

Sogno di realizzare architetture capaci di durare nel tempo, ben integrate nel loro contesto e realmente utili a chi le vive. Costruire significa lasciare un segno sul territorio, una responsabilità che accompagna l’architetto per tutta la vita dell’opera. Mi interessa in particolare il tema dell’abitare contemporaneo, dove comfort, sostenibilità e qualità dello spazio possano convivere senza compromessi. Non nego che mi piacerebbe realizzare un grattacielo, contribuendo al cambiamento dello skyline della città di Ginevra o della Svizzera.

Quali sono le tendenze future dell’architettura?

Il futuro dell’architettura passerà attraverso una maggiore attenzione alla sostenibilità ambientale, la riqualificazione dell’esistente e una densificazione più intelligente delle città. Gli spazi verdi attrezzati diventeranno sempre più centrali, ma soprattutto sarà fondamentale rimettere l’essere umano al centro del progetto, creando spazi flessibili e inclusivi.

Cosa le piace di più della vita a Ginevra?

Di Ginevra apprezzo l’equilibrio tra dimensione internazionale e qualità della vita. È una città dinamica e multiculturale, ma allo stesso tempo a misura d’uomo, con grande rispetto per il territorio e per l’ambiente. Questo equilibrio si riflette anche nel modo di lavorare.

Quanto hanno influito le sue radici siciliane?

Le mie radici siciliane hanno influenzato profondamente il mio modo di pensare l’architettura. La cultura mediterranea insegna il valore della luce, delle proporzioni, del rapporto tra interno ed esterno e delle relazioni umane, elementi che porto con me anche in un contesto rigoroso come quello svizzero.

Che consiglio darebbe a un giovane architetto?

Direi di essere curioso, paziente e rigoroso, senza perdere l’entusiasmo. Un percorso internazionale richiede sacrificio e capacità di adattamento, ma ogni esperienza fuori dalla propria zona di comfort può diventare un’importante occasione di crescita. Servono passione e pazienza in un mestiere affascinante, ma non sempre facile. L’architettura è la responsabilità di dare forma al tempo che viviamo.

C.V.

 

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