Dopo l’acclamata rappresentazione a Losanna di “Nel nome di Maria”, la coppia formata da Chiara Gambino, autrice dell’opera, e Alba Sofia Vella, affiancate dal tecnico luci e suoni Stefano Bossi, è approdata a Ginevra, al Cinema Teatro di Onex Parc.
La manifestazione è stata promossa dall’Associazione Cultura e Arte Siciliana (ACAS). La serata si è aperta con il saluto del presidente Vincenzo Bartolomeo, che ha ringraziato la Società delle Associazioni Italiane di Ginevra (SAIG) e le associazioni che hanno aderito all’evento di grande spessore culturale: l’Ass. Campana di Ginevra, il Fogolar Furlan, l’Ass. Lucchesi nel Mondo, l’Ass. Siciliani di Nyon e l’Ass. Carabinieri – Sezione ONU.
Nel suo intervento introduttivo, il presidente ha sottolineato come troppo spesso, quando si parla di Sicilia, il pensiero corra immediatamente alla mafia. Ma la Sicilia non è solo questo: è soprattutto cultura e arte, eredità preziosa lasciata dai numerosi popoli che nei secoli si sono succeduti sull’isola. Ha quindi invitato il pubblico a partecipare al viaggio che sarà organizzato a settembre, in collaborazione con ARS, nella Sicilia orientale, con visite previste a Taormina, Catania, Siracusa, Ragusa, Noto e altre splendide città.
Si apre quindi il sipario per dare voce a Maria.
Lo spettacolo prende spunto da un tragico fatto di cronaca avvenuto a Palermo il 14 novembre 1982: il poliziotto Calogero Zucchetto, detto Lillo, impegnato in una delicata operazione investigativa finalizzata alla cattura di pericolosi latitanti nella lotta alla criminalità organizzata, viene assassinato mentre ad attenderlo c’era la sua promessa sposa, Maria Lo Bello.
La protagonista attraversa questa tragedia per tutta la durata dello spettacolo, affidandosi a un monologo interiore sincero, ironico, fragile e disilluso. Racconta il loro incontro, l’amore che li ha uniti e il fidanzamento con Lillo, così come lo chiamavano gli amici.
In questo dialogo incessante è affiancata da una guida, una sorta di “parca benevola”, che richiama la vergogna di una terra ferita dalla guerra tra bande, ma anche la nascita di un amore insieme sognante e realistico, capace di farle intravedere la possibilità di una vita condivisa.
Il concetto di spazio-tempo è centrale nell’impianto scenico. Maria, a tratti agitata, entusiasta, ironica e impaurita, attende in un non-luogo che si rivela essere un punto nevralgico di Palermo. Lei e la sua guida restano sospese nell’attesa di Lillo; e anche il pubblico viene coinvolto in questa sospensione, partecipando a uno scambio emotivo intenso e autentico.
Questo dialogo diventa occasione di riflessione, tutta al presente, su cosa significhi vivere in un territorio segnato da pratiche mafiose.
Il tono è pervaso da un’ironia sottile che, nei momenti più intimi, lascia spazio a un profondo rimpianto. I personaggi si muovono in uno spazio scenico essenziale, mutevole e sfaccettato, sospeso al limite del sogno. La colonna sonora, composta appositamente da Domenico Gargano, crea un’atmosfera volutamente sommessa, in perfetta sintonia con l’interpretazione.
Lo spettacolo adotta il punto di vista di Maria Lo Bello, tormentata da anni da una domanda che risuona come un’eco persistente: «Cosa sarebbe accaduto se le cose fossero andate diversamente? Sarebbe stato possibile cambiare il corso degli eventi?»
Al termine, dopo un intenso momento di buio e silenzio, un lungo e caloroso applauso ha reso omaggio a questa toccante interpretazione.
V. Bartolomeo











